Da Forum Julium Carnicum alla riscoperta moderna
Zuglio non è solo la sede di una basilica paleocristiana: è il cuore di un'antica città romana che ha rappresentato un importante nodo commerciale e amministrativo per secoli. Comprendere il contesto storico e topografico è fondamentale per apprezzare pienamente l'importanza della Basilica e il suo ruolo nella comunità locale.
Zuglio è un comune italiano di circa 550 abitanti del Friuli Venezia Giulia, situato nella regione alpina della Carnia, a 429 metri sul livello del mare. Il paese corrisponde all’antica Julium Carnicum, la città romana più settentrionale d’Italia, fondata tra il 58 e il 49 a.C. Iniziňialmente vicus, divenne in seguito un importante centro militare e commerciale, tanto da ottenere il titolo di colonia nel I secolo d.C. La sua importanza crebbe progressivamente grazie alla posizione strategica: quando Aquileia divenne il principale centro romano dell’Italia settentrionale, Zuglio si trovava infatti in prossimità della via Iulia Augusta, che attraverso l’impervio passo di Monte Croce Carnico conduceva verso le regioni del Norico.
Zuglio rappresentava il limite settentrionale del controllo amministrativo romano diretto nella regione. Situata ai margini della Carnia, tra il monte e il torrente But, la città occupava una posizione che la rendeva sia un centro amministrativo che una testa di ponte verso le regioni alpine. La sua importanza era riconosciuta già in epoca tardoantica, quando venne elevata a sede vescovile.
La strada che collegava Aquileia al Norico passava per Zuglio, rendendo la città un importante centro di transito per merci, persone e idee. Questo ruolo commerciale favorì la circolazione di beni di lusso, tecniche costruttive e modelli artistici, come evidenziato dalla qualità dei mosaici della basilica, il cui stile dipende direttamente dai modelli aquileiesi.
Come molti centri romani minori, Forum Julium Carnicum possedeva gli elementi caratteristici di una città: il foro (centro amministrativo), la viabilità organizzata, edifici pubblici e privati, aree di necropoli. Gli scavi archeologici hanno rivelato frammenti di questa complessa realtà urbana, dalla ceramica alle monete.
Con il consolidarsi del cristianesimo nel IV-V secolo, Zuglio divenne sede di un importante centro religioso. La basilica non era un'eccezione isolata: rappresentava l'affermazione della nuova fede all'interno della comunità urbana, spesso costruita ai margini dell'insediamento romano, come era consuetudine.
Le scoperte archeologiche a Zuglio si concentrano in un'area ben definita, messa in luce da decenni di ricerche. La mappa catastale moderna consente di localizzare con precisione le zone di scavo e di comprendere la distribuzione dei reperti nel territorio.
Localizzata in un campo a poca distanza dalla strada moderna, la basilica sorge ai margini settentrionali dell'antico centro romano. La sua posizione periferica non è casuale: era consuetudine che gli edifici cristiani fossero edificati fuori dalle mura urbane, presso le necropoli. Le tombe trovate intorno alla basilica confermano questa ipotesi.
Gli scavi hanno rivelato la presenza del foro romano, centro amministrativo della città, e di vari edifici pubblici. La scoperta di statue, iscrizioni e monete attesta l'importanza civile del sito. Questi elementi sono distribuiti in un'area concentrata, circondata da abitazioni private e aree produttive.
Numerosi sono i ritrovamenti di tombe e sarcofagi in diverse zone di Zuglio. Questi reperti offrono una testimonianza preziosa della vita quotidiana e dei costumi funerari, dalla pratica pagana romana al cristianesimo. Alcuni sarcofagi presentano croci incise, segnando il passaggio tra due epoche religiose.
I frammenti ceramici e i resti di fornaci suggeriscono l'esistenza di aree dedicate all'artigianato, in particolare alla produzione di ceramica e laterizi. Questi insediamenti produttivi erano spesso ubicati ai margini della città, come era pratica romana, per motivi di igiene e sicurezza.
Il periodo tra la scoperta di Gortani nel 1874 e l'inizio del XX secolo rappresenta una fase cruciale nella storia moderna di Zuglio. In questi decenni, il sito archeologico cominciò ad attirare l'attenzione di studiosi e curiosi, mentre la comunità locale viveva una trasformazione profonda.
Giovanni Gortani riporta alla luce la basilica durante scavi invernali a partire da dicembre. La scoperta è straordinaria: in poche settimane emerge la pianta completa dell'edificio, i pavimenti musivi, e numerose tombe. La comunità scientifica dell'epoca reagisce con grande interesse, e la notizia è diffusa negli Atti dell'Accademia di Udine.
Nel corso dei mesi seguenti, Gortani compila una relazione dettagliata e disegna con precisione la pianta della basilica, i mosaici e gli elementi architettonici. Le sue osservazioni sugli effetti dell'incendio e sulla tecnologia costruttiva rimangono ancora oggi straordinariamente rilevanti. Nel 1880 la comunicazione di Giovanni Marinelli viene pubblicata negli Atti dell'Accademia.
Nonostante la straordinaria importanza della scoperta, negli anni seguenti gli scavi vengono ricoperti e il sito è utilizzato per attività agricole. Le relazioni pubblicate rimangono poco note alla comunità scientifica internazionale, e la basilica scompare gradualmente dalla consapevolezza della ricerca archeologica contemporanea.
Durante questo periodo, Zuglio vive una trasformazione. La Casa della Basilica viene costruita, testimoniando l'interesse della comunità per il patrimonio locale. Le vecchie fotografie di questa epoca mostrano un'area rurale dove tradizione e modernità convivono, con la consapevolezza crescente del valore storico del sito.
Le fotografie d'epoca documenti il paesaggio, l'edilizia e la vita quotidiana di Zuglio tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. Questi scatti rappresentano una testimonianza preziosa della trasformazione del territorio e dell'evoluzione della consapevolezza storica locale.
Una prospettiva generale del territorio che mostra l'orografia e la posizione strategica di Zuglio
Una prospettiva di com'era Piano d'Arta un tempo
La facciata principale della Casa della Basilica, costruita a metà Ottocento
Una prospettiva laterale che documenta l'architettura ottocentesca
Un'altra prospettiva che mostra la posizione della casa rispetto al territorio circostante
Nel 1918, durante l'invasione austriaca del Friuli in occasione della Grande Guerra, lo studioso austriaco Rudolf Egger condusse nuove ricerche su siti romani. Anche se perse gran parte del materiale durante la fuga dal Friuli, pubblicò un articolo fondamentale nel 1922 che inserisce la basilica di Zuglio nel contesto più ampio dell'architettura paleocristiana alpina, riconoscendola come uno dei monumenti più importanti della regione.
La basilica di Zuglio rappresenta, dunque, un crocevia: dove la civiltà romana incontra il cristianesimo, dove il presente dialoga con il passato, e dove la ricerca storica continua a rivelare i segreti di una comunità che ha lasciato tracce durature nel territorio.